25 marzo 2012

e si svegliarono a ora assai tarda, verso il mezzodì

Avevano percorso allora un miglio e più, ora seguendo un sentiero, ora un altro, e ora
cacciandosi in mezzo ai boschi per far perdere le loro traccie nel caso che agli Inglesi saltasse il ticchio di seguirle. Sandokan, stimando essere la distanza più che sufficiente per non venire scoperti, si arrestò.
Tagliate tre o quattro gigantesche foglie d'arecche e sovrappostele a due bastoni messi orizzontalmente, in maniera da formare un tetto, vi si cacciarono tutti e due sotto coricandosi in mezzo a folte erbe a mala pena umide.
- Odi questo fragore? - chiese Sandokan dopo qualche istante di silenzio. - Sì - rispose il Portoghese. - Deve essere una raffica che sta per capitare. - No, è il mare, Yanez. Orsù, con simile tempo non è possibile che i prahos possano
approdare: dormiamo. Chi sa che domani Giro Batoë e Paranoa non sieno al fiumicello. 
I due pirati accomodatisi alla meglio, chiusero gli occhi e mentre gli elementi si scatenavano al di fuori curvando tutte le foreste, si addomentarono, non ostante la umidità che li irrigidiva.
La notte non fu senza dubbio buona con tutto quel diavolìo, con quei ruggiti ognor più formidabili del vento, quei crepitii degli alberi schiantati ruinanti al suolo, quel gemere dei rami contorti e quella pioggia che non cessava dal cadere, trapelando anche fra le foglie della misera tettoia. Tuttavia i due pirati dormirono della grossa e si svegliarono a ora assai tarda, verso il mezzodì, nel momento in cui la tempesta, dopo di aver raggiunto la massima intensità, cominciava a scemare.

24 marzo 2012

potessi almeno questa notte stringerla fra le mie braccia

- Oh! - esclamò egli. - Potessi almeno questa notte vederla, potessi almeno questa notte stringerla fra le mie braccia e rapirla, rapirla dalle mani dei maledetti che la tengono prigioniera!
Egli mandò fuori un profondo sospiro che pareva un rauco suono. Il Portoghese che gli veniva dietro l'udì.
- Che! Che hai fratellino mio da sospirare? - chiese egli sorpreso. - Per mille spingarde! Tu puoi essere contento di questa notte.
- Non del tutto, Yanez - rispose il pirata. - Sperava di poterla, dopo tanti giorni, rivedere.
- Tu esageri, Sandokan; non sono ancor quattro o cinque giorni che l'hai lasciata. E poi, che vale vederla questa notte quando domani saprà che tu ronzi nei dintorni vegliando, e che domani a notte darai la scalata. Allora fratello mio, potrai parlare a tuo agio, e fors'anche strappar quella maledetta inferriata.

23 marzo 2012

La notte era oscura e sempre tempestosa

La notte era oscura e sempre tempestosa. Il vento ruggiva sotto le oscure boscaglie, torcendo in mille guise i rami, strappando le foglie, piegando o sradicando gli alberi e la folgore guizzava fra le nubi accompagnata da formidabili tuoni. Era una vera notte d'inferno, propizia per tentare un audace colpo di mano sulla villa, se gli uomini dei prahos vi fossero stati.
I due pirati battevano rapidamente in ritirata senza curarsi della pioggia, della folgore che scendeva dal cielo ogni minuto, e degli alberi che potevano fiaccarli nella loro strepitosa caduta. Preso il sentiero che li aveva poco prima guidati alle palizzate del parco, si allontanavano con passo silenzioso e quasi furtivo, senza scambiarsi una parola, ma coll'occhio in guardia e le mani sulle carabine, dirigendosi all'ovest.
Non volevano allontanarsi troppo da quei luoghi per vegliare attentamente sulla giovanetta e sugli Inglesi, ma volevano tuttavia porre una certa distanza fra sé stessi e la villa per isventare qualsiasi inseguimento e per non correre rischio di essere scoperti.
Il pirata camminava innanzi guardandosi dai rami che cadevano a ogni istante spezzati dal vento che continuava a ruggire tremendamente, dalle frutta che precipitavano al suolo rimbalzando e spaccandosi e dagli alberi che scossi furiosamente minacciavano di cadere.

22 marzo 2012

mentre Sandokan strappati alcuni fiori ve li gettava sopra

disse il Portoghese con voce grave nel momento che un nuovo lampo seguito da un formidabile scroscio illuminava la villa e la sentinella - Se tu commetti imprudenze, desterai l'allarmi, ci prenderanno a moschettate, saremo respinti malgrado il nostro valore, il domani tutto sarà perduto: tu mi comprendi. Ritiriamoci senza far rumore e domani agiremo. Sai tu il luogo che frequenta quando esce nel parco?
- Ti comprendo, Yanez - rispose Sandokan che tornava in sé. - Frequenta il chiosco chinese.
- Bene, andiamo a cercarlo, è d'uopo che essa sappia che noi siamo qui.
Il pirata lo capì. Egli quantunque provasse tutte le pene dell'inferno nell'allontanarsi da quel luogo, lo condusse al chiosco chinese, in quel medesimo luogo dove le aveva confessato per la prima volta il suo nome e dove lui le aveva giurato amore.
Vi entrarono. Era deserto: ma per quanto fosse oscuro, Sandokan vide la mandola della giovanetta al di sopra del tavolino intarsiato d'ebano e di avorio. Egli l'additò al Portoghese e l'accostò alle labbra.
- Povera Marianna! - esclamò egli con voce che aveva dello strazio. 
- È questo il luogo che suol frequentare, non è vero Sandokan? 
- Sì, questo il luogo ove viene a respirare il profumo dei suoi fiori, questo il luogo ove viene a cantare le sue dolci canzoni e il luogo dove lei mi giurò eterno amore!... 
- Bene, lacera un foglio di carta dal tuo libro. Fa oscuro, ma i tuoi occhi vedono ancora: scrivi ciò che ti dirò. Il pirata obbedì come un fanciullo e scrisse: - Siamo noi. Domani, a notte, procura una fune. Alle dodici lasciala calare, io sarò da te. Non aver paura di nulla. Veglio. «LA TIGRE DELLA MALESIA».
Il Portoghese lasciò cadere la carta nell'interno della mandola, ma in maniera da potersi scorgere, mentre Sandokan strappati alcuni fiori ve li gettava sopra. I due pirati si guardarono in volto al chiaror dei lampi; l'uno calmo l'altro febbricitante.
- Andiamo, Sandokan - disse il Portoghese, rompendo l'incanto. 
- Andiamo, Yanez - ripeté Sandokan con voce soffocata e uscirono a rapidi passi. Cinque minuti dopo varcavano le palizzate e si cacciavano sotto le foreste.

foto: macchina da stampa Vandercook nello studio!

21 marzo 2012

Amor mio!

Fanciulla divina!... Mia stella!... Amor mio!... - andava esclamando egli divorando la via. - Non aver più paura, che son qua io, la Tigre della Malesia!
In quel momento il pirata si sentiva tanto forte che avrebbe superato mille ostacoli per giungere alla villa. Cento baionette, cento cannoni, la morte stessa non sarebbero stati capaci di arrestare la Tigre.

*
primo giorno di primavera
giornata mondiale della poesia

nella foto: Nora tra i fiori, sulla scrivania

La foresta non presentava né passaggi, né indicazioni

La foresta non presentava né passaggi, né indicazioni sufficenti per giungere alla villa di lord James, ma Sandokan era uno di quegli uomini che indovinano i sentieri e che sanno dirigersi senza aver bisogno di bussola o di stelle, come gli uomini dei boschi.
Ignorava a qual distanza si trovasse il fiumicello nel quale erasi cacciato coi due prahos la prima volta che aveva approdato a Labuan; ma che importava? Sapeva che si trovava al sud e che la villa distava da esso un paio di miglia, e ciò era più che sufficiente per guidarlo all'uno o all'altra e di giungervi prima che la notte finisse. Egli si mise in viaggio pel sud colla sicurezza di un indigeno pratico dell'isola.
L'uragano che si era fatto sentire sì vivamente sul mare si era egualmente fatto sentire nelle foreste di Labuan. Numerosi alberi, i più vecchi campioni delle boscaglie, abbattuti dalla folgore e dagli impetuosi soffi di vento giacevano in gran numero sparsi qua e là, alcuni totalmente appoggiati contro la terra e altri sospesi a diverse altezze, arrestati nella loro caduta dalle liane e da altri alberi, sotto o sopra i quali erano obbligati a passare i pirati.
Cespugli lacerati, frantumati, spogli; rami torti e contorti, ammassi di fogliame, immense quantità di frutta erano disperse per ogni dove, e in mezzo a quelle urlavano scimie ferite, grugnivano babirussa e stridevano uccelli.
Malgrado i tanti ostacoli che incontrava sul suo cammino, Sandokan non si arrestava un sol minuto, né si smarriva. Camminò diritto fino a che le tenebre furono calate, si fermò sull'orlo di un sentiero.

20 marzo 2012

Nulla di meglio adunque che aspettare

- Ma non vedi, Yanez, che il tempo vola e che lei forse corre pericolo? Se noi avessimo a giungere troppo tardi per strapparla dalle mani dei due miserabili, che farò mai io? Se tu sei debole io sarò forte e ti porterò fra le mie braccia: vieni adunque. La terra mi brucia i piedi, io tremo tutto all'idea che sono a Labuan e che lei è là. Andiamo a salvarla, mi sembra che corra un pericolo cento volte maggiore di quello che l'Inglese mi ha detto, mi sembra di udire le sue grida che chiamano soccorso, mi pare di vedere tendere le sue braccia verso di me!...
- Non aver fretta Sandokan, non ci fuggirà. Tu mi hai detto che ti ama e che quantunque debole sa nei momenti supremi spiegare una energia sovrumana; sono sicuro che essa non si lascierà vincere né rapire prima dei dieci giorni, i suoi rapitori non ardiranno usare violenze di sorta contro di lei. Sono giacche rosse, lo sappiamo, ma non mancano di cavalleria. Cederanno di fronte a una giovanetta. E poi, pensi tu di gettarti storditamente nelle loro unghie per farti prendere e ammazzare? La spedizione se ne andrà in fumo, tu sarai appiccato e io assieme a te, e lei morrà di dolore se ti ama tanto, come mi hai detto e come ha confessato il caporale che presi a quella vaporiera. Aspettiamo: la Tigre è spesso paziente.
- Ma se tu sapessi ciò che io provo trovandomi su questa terra! - esclamò Sandokan con voce rauca.
- Lo so, tu sei ammalato e gravemente, ma non commettiamo imprudenze che possono riuscire fatali tanto a te che a lei. Vedi, fratello mio, io sono bianco e la so lunga più di un selvaggio della Malesia in fatto di amori. Fa tempesta, un magnifico tempo per togliere ogni idea di prendere il largo anche a un lupo di mare. Piove, un magnifico mezzo per cavar la voglia a un galante di far viaggiare la giovanetta. Nulla di meglio adunque che aspettare come aspettano essi. Forse il caporale ha esagerato, forse la villa è guardata da qualche compagnia di giacche rosse. Vorresti tu assalire la villa per farti ammazzare con qualche moschettata?
- Ma credi tu, Yanez, che io abbia paura di un pugno di giacche rosse? Sono la Tigre, e oggi sono tanto forte da che la passione ingigantisce, che sfiderei Labuan da me solo.

19 marzo 2012

guadagnata la foresta

Sandokan, guadagnata la foresta col compagno, fresco come avesse sbarcato con tempo calmo, più forte che mai perché si sentiva sul terreno ove viveva pur lei, felice di aver guadagnata quella costa tanto contrastata, non aveva ancor respirato che già parlava di mettersi in cammino non ostante la pioggia che cadeva a catinelle.
Non conosceva, né poteva conoscere il luogo ove era approdato ma non se ne impensieriva. Egli raccolse il fucile coll'evidente intenzione di scendere al sud fino a trovare il fiumicello e di là portarsi alla villa e cercar di agire subito quantunque mancasse l'appoggio dei suoi uomini.
- Andiamo, Yanez - diss'egli, volgendosi verso il compagno che si era tranquillamente sdraiato fra le erbe sotto un arecche, le cui foglie servivano a meraviglia d'ombrello. - Ho il fuoco nelle vene, l'impazienza e la gelosia mi rodono. Perdere un sol minuto che forse è prezioso mi sembra un delitto. Non vedi, non te ne accorgi che noi siamo a Labuan, sulla terra dove brilla la mia stella?

18 marzo 2012

Labuan!

Si mise a filare direttamente a Labuan che doveva essere vicina, malgrado l'infuriare delle onde che lo assalivano con novella furia sul tribordo senza voler cedere di una linea, sferzando l'acqua che spumeggiava, fra rollii maledetti che potevano diventare funesti, talora avventato sulle creste, talora precipitato negli abissi mobili.
Avanzò così per mezz'ora, col pericolo di scomparire per sempre in qualche cavo delle onde o di cozzare contro qualche scogliera, cercando la costa che non si riusciva ancora a scorgere ma che doveva essere a poca distanza, guidato dalla ferrea mano di Sandokan, cui nulla avrebbe fatto torcer cammino, fiero di poter lottare su quei mari che chiamava suoi, di domare quelli elementi scatenati, di passare là dove era stato battuto il piroscafo quattro volte, e forse più, più grosso del suo legno.
- Ehi! - esclamò d'un tratto il Portoghese che si era avanzato fino al trinchetto. - Terra dritto l'asta di prua!
- Labuan! Labuan! - esclamò Sandokan che scattò in piedi come spinto da una molla.
- Approderemo? Ma non vedi, Sandokan, che la costa non offre rifugio? - Che importa? Marianna mi aspetta, Yanez; oggi cada il mondo, noi approderemo. - Ma il prahos? Si sfracellerà contro la costa e non so chi di noi si salverà. - Hai paura, Yanez? - chiese il pirata, la cui voce sibilava come il vento. - Tu sai che vicino a te non ho paura nemmeno del diavolo. - Sta bene: allora approderemo. Il prahos, spinto dal vento e dalle onde, si trovava a trecento passi dalla costa. - Paranoa! - gridò Sandokan. - Muovi dritto lungo la costa e guardati dai banchi. Poi, volgendosi verso i suoi tigrotti che lo miravano trasognati: - Voi, preparate l'imbarcazione e issatela fino alla murata. La lanceremo in mare. Che intenzione poteva mai avere il pirata? Voleva egli frantumare il prahos contro le scogliere della costa generando una catastrofe? I marinai, che non avevano mai avuto paura, si guardarono tuttavia in volto con ansietà; peraltro ubbidirono ciecamente e sollevarono a forza di braccia l'imbarcazione fino alla murata di tribordo mettendovi entro due carabine, munizioni, remi e viveri per parecchi giorni.
Sandokan si avvicinò al Portoghese, che guardava con ispavento quegli strani preparativi.
- Sali nell'imbarcazione, Yanez - gli disse. - Ma che vuoi fare, insensato? - Approdare a Labuan, a dispetto della tempesta e delle scogliere. - Ma tu vuoi annegarti? Sandokan per tutta risposta lo afferrò e sollevandolo come fosse un fanciullo lo depose nella imbarcazione. - Paranoa! - gridò egli dipoi, correndo a poppa. - Io debbo approdare a Labuan. Sta attento ora a quanto ti dirò. Quando ti darò l'avviso, vira di bordo e lasciati trasportare al nord finché la tempesta durerà. Sali al nord fino a che tornerà a calmarsi il mare, poi ridiscendi fino a queste coste, e va a gettare l’âncora a quel fiumicello che ti descrissi. Io ti aspetterò col Portoghese alla piccola palude.
- Bene capitano - disse il Dayako. - Ma voi?... - Approderò. - Vi lascierete la vita, capitano. - Taci, Paranoa. La Tigre della Malesia è sempre la stessa. Il pirata, deciso di affrontare tutto pur di giungere a tempo di strappare la giovanetta
dalle mani del lord e del baronetto, salì nell'imbarcazione. A cento metri di distanza dalla costa, si alzò in piedi afferrando un remo, mentre il Portoghese ne prendeva un altro. Un'onda gigantesca correva allora sul povero prahos che tentava di virare per presentargli la poppa. Gli capitò addosso come un lampo, sollevandolo fino alle nubi: s'udì uno schianto formidabile.
- Lascia andare! - gridò Sandokan che vide la murata sfasciarsi. - Vira! Vira!..
L'imbarcazione abbandonata a sé stessa fu portata via coi coraggiosi che la montavano. Quasi nel medesimo tempo il prahos virò di bordo fuggendo verso il nord.
- Arranca, Yanez, arranca! - gridò Sandokan che remigava disperatamente. - Approderemo a Labuan!
Un'altra onda capitò addosso e avvolse la piccola imbarcazione. - Per Giove! - esclamò il Portoghese. - Dove andiamo? - Arranca! Arranca! Andiamo a Labuan! - E l'urto?
- Zitto, guarda la costa.
L'imbarcazione dondolata spaventosamente s'avvicinava alla costa portatavi dalle onde. Percorse in meno di due minuti cinquanta passi: salì una montagna d'acqua, precipitò in un abisso poi avvenne un cozzo violento.
I due intrepidi sentirono mancarsi il fondo della scialuppa sotto i piedi. Mezza chiglia staccata dall'urto se ne andò.
- Sandokan! Sandokan! - esclamò il Portoghese, che vedeva la scialuppa affondare. - Tieni saldo, Yanez... La voce fu soffocata da un tremendo colpo di mare che avventossi contro di loro. La scialuppa fu sollevata; si dondolò un istante sulla cresta di un'onda poi tornò a toccare. Il controcolpo l'avventò contro la costa, spingendola fino ai primi alberi, contro i quali si frantumò. I due pirati rotolarono senza saper il come in mezzo alle sabbie del lido.

17 marzo 2012

la notte passò relativamente tranquilla

In quell'istante un lampo abbagliante squarciò le tenebre illuminando il mare che montava a vista d'occhio muggendo spaventosamente. Sandokan si scosse tutto: rialzò fieramente il capo come lo sapeva rialzare quando era Tigre e stendendo la mano verso il sud:
- La tempesta!...
Attraversò il ponte e si collocò alla ribolla del timone, nel mentre che i suoi tigrotti saltati in piedi si disponevano ai bracci delle manovre pronti a sostenere i primi assalti del mare.
- Avanti, uragano, io non ti temo - disse Sandokan. - Ti sfido!
I primi colpi di vento umido capitavano di già dal sud con quella rapidità che sogliono acquistare nelle tempeste, accompagnati dai primi colpi di mare.
Il prahos colla velatura ridotta si mise a filare all'oriente, tenendo bravamente testa agli elementi che cominciavano a scatenarsi, e senza deviare di una sola linea dalla rotta di Labuan non ostante i violenti rollii e beccheggi.
Però la tempesta, come si credeva, non iscoppiò interamente e la notte passò relativamente tranquilla, rotta solo dal muggito del mare e dallo scrosciar delle scariche elettriche che pareva crescessero a ogni istante d'intensità, dallo scricchiolar dell'alberatura che si curvava sotto i soffi ripetuti, dal fischiar delle corde che si urtavano le une colle altre scorrendo nei boscelli cigolanti e dal crepitar delle vele che sbattevano vivamente sotto i rollii o i beccheggi.
Sandokan in tutta la notte non abbandonò la ribolla del timone, e il Portoghese non lasciò un istante il ponte. Approfittando di quella tregua lasciata dall'uragano, aiutato dai pirati, si affaccendò ad assicurare i cannoni e le spingarde, armi la cui perdita sarebbe stata un'illimitata disgrazia, da che si correva verso le pericolose coste di Labuan. Nel medesimo tempo non si dimenticò di assicurare le imbarcazioni e qualche manovra che a suo credere non presentava una certa solidità.
All'indomani l'uragano si scatenò in tutta la sua terribile maestà, seguito da tutto un corteo di lampi, di fulmini e di pioggia. Capitò improvvisamente verso le dieci del mattino, mettendo sottosopra l'oceano che montò in un batter d'occhio. Le nubi accavallate e minacciose sin dal giorno prima si illuminarono sotto la luce dei lampi, abbassandosi tanto da tuffare i loro negri lembi nel seno delle acque spumeggianti, le quali si urtavano fra mille fragori a cui rispondevano tutti i tuoni del cielo. Il povero prahos, vero guscio di noce che sfidava la natura irritata, fu battuto, soffocato sotto le montagne d'acqua che correvano all'assalto urlando; barcollava furiosamente sulle creste dei marosi irritati, veniva precipitato negli abissi per essere di poi sobbalzato nuovamente fino alle nubi, rovesciando tutti gli uomini e perdendo ora un lembo di tela strappatagli dal vento e ora un attrezzo portatogli via da un colpo improvviso di mare.
Con tuttociò, Sandokan non dava indietro, non diminuiva di un centimetro la superficie delle vele enormemente gonfie deciso a tenere la sua rotta per Labuan a dispetto della tempesta.
Fermo alla ribolla del timone, cogli occhi in fiamme, coi lunghi capelli sciolti al vento, irremovibile fra gli scatenati elementi che ruggivano a lui d'intorno, pareva ancora la Tigre della Malesia, che non contenta di aver sfidato gli uomini, sfidava la natura. I suoi pirati, aggrappati alle manovre, se ne stavano impassibili dinanzi a quei furiosi assalti del mare, conservando quella calma che è tanto necessaria all'uomo di mare in quei momenti supremi, e tenendo gli occhi fissi sulla Tigre pronti a eseguire i più pericolosi comandi a dispetto del vento e delle ondate.
Il prahos, un vero giocattolo, tutto coperto dalle sue immense vele che rumoreggiavano con iscoppi che somigliavano a scariche di piccoli pezzi d'artiglieria, non cessava un sol istante dal correre, tenendo bravamente testa al mare che sempre più infuriato avventava le sue ondate fino al mostravento degli alberi.
Si sbandava sempre più spaventosamente, si drizzava pari a cavallo imbizzarrito, gemeva maledettamente, si tuffava sferzando le acque colla prua, si lasciava rubare dalla coperta tutto ciò che non era ben legato, ma non dava indietro né torceva cammino di una sola quarta.

16 marzo 2012

Vuoi tu che io ne faccia una piratessa di lei, così timida, così dolce, così buona?

- Ma cercherai almeno tu di persuaderla a seguirti a Mompracem e di diventare la compagna della Tigre? Guarda, perduto tu, fuggito con lei o morto, Mompracem cadrà. Perderà quella potenza che tu le avevi dato. Vivo tu, e ancor pirata, brillerà tanto, acquisterà una fama sì grande, da eclissare e far fremere gli stranieri annidati su questi mari. Vi sono centinaia di Malesi e di Dayachi, che alla prima tua chiamata, correrebbero a Mompracem a ingrossare la formidabile schiera dei pirati.
- Lo so, Yanez, e forse lo tenterò. Ma vuoi tu che io releghi lei in una isola selvaggia come la mia, fra gente che sa solo trar archibusate e menar il kriss e la scure? Vuoi tu che io ne faccia una piratessa di lei, così timida, così dolce, così buona? Vuoi tu che la getti in mezzo al sangue, che le mostri per ogni dove scheletri umani e stragi? Vuoi tu che la soffochi col fumo dei nostri moschetti, che la esponga a un eterno pericolo, che l'assordi con le urla dei combattenti, con gemiti di feriti, col ruggito dei cannoni? Dimmi, Yanez, lo faresti tu?
Il Portoghese lo guardò, crollando il capo con dubbio... e non rispose. - No, Yanez - continuò il pirata con accento appassionato, - io non lo farò mai! mai!...
- Sicché questi sono gli ultimi giorni per Mompracem? Pensa, Sandokan, a quei tempi
in cui tu brillavi per la tua potenza, a quei giorni in cui il ruggito della Tigre della Malesia spandeva il terrore per trecento miglia all'intorno, a quei giorni dove tu eri il padrone assoluto di questi mari.
- Ho pensato a tuttociò - rispose la Tigre con voce soffocata. - Ebbene, Sandokan, e non ti ha detto nulla il cuore? - Sì, l'ho sentito sanguinare. - E nondimeno lasci morire la tua potenza, lasci morire la grandezza di Mompracem.
Come puoi soffocare quei ricordi tanto cari? - Non lo so, ma li soffoco. Vorrei allontanarli per sempre, vorrei distruggerli, non
vorrei..., no, non vorrei mai essere stato la Tigre della Malesia. - E tuttociò...
- E tutto ciò per Marianna Guillonk - rispose il pirata quasi con ferocia. - Ma bisogna bene che tu abbia ad amarla per anteporla alla tua gloria. - Immensamente, Yanez. Giammai uomo al mondo amò come amo io la Perla di Labuan.

* foto: Nora e marinaiorsetto; foto dello studio Nora letterpress con tela tarlatana al vento e card con impressa palma da cocco proveniente da rielaborazione di incisione vintage da libro ottocentesco dedicato alla classificazione botanica

15 marzo 2012

le navi provenienti dall'India, da Giava, da Sumatra o dal Timor

Il Portoghese credette bene di lasciar lì il discorso ben sapendo che la Tigre non avrebbe ceduto. Persuadere un tale uomo, che credevasi invincibile, sarebbe stata follia.
La velocità del prahos si accelerò ancor più verso le sette della sera, raggiungendo i sei nodi, velocità più che bastante per trovarsi all'indomani sulle coste di Labuan. Pareva che il legno fosse diventato un vero pesce guizzante, meglio ancora pareva un gigantesco uccello che radesse le onde, il cui becco ne era il bompresso e le ali le enormi vele.
Qualche ora dopo verso il nord fu segnalato un grosso brigantino, un bel mercantile dal ventre rigonfio, per far uso di una frase piratesca, la cui vista destò qualche idea di saccheggio fra i pirati.
Ma Sandokan che non aveva né voleva perdere tempo, sebben la presa di quel vascello promettesse bei guadagni vedendolo venire dal sud, la via che ordinariamente tengono le navi provenienti dall'India, da Giava, da Sumatra o dal Timor e che si recano a Varauni o alle Filippine, cariche delle più preziose merci da far venir l'acqua in bocca a un pirata meno innamorato di lui o meno frettoloso, lasciò che il brigantino continuasse tranquillamente la sua via, il che fece dire a qualche pirata che la Tigre della Malesia era cangiata, certamente stregata durante il suo soggiorno nelle foreste di Labuan.
Tuttavia, è d'uopo dirlo, nessuno ardì mormorare; i più ammisero che se agiva così doveva avere le sue buone ragioni di cui non erano obbligati, né autorizzati a indagare.
Solo il Portoghese, che, come si disse, godeva una confidenza illimitata, ardì farne parola.  - Che mestiere, Sandokan?
- Che diavolo - disse egli fra il serio e il malizioso, - hai tu già dimenticato il tuo - Forse - si accontentò di dire il pirata e poi, cangiando tono, - il brigantino, Yanez, non è già inglese, né m'interessa molto. A qual pro sacrificare uomini che oggi sono indispensabili quanto rari, pel capriccio di guadagnare delle stoffe o delle spezierie che non si saprebbe ove porle e perdere del tempo che è più prezioso di tutti gli ori della mia capanna! Non lamentarti troppo presto, Yanez, potrebbe venir un giorno che per volontà di lei abbia a stancarti di tante prede e assieme a te stancare i miei uomini.
- Bene, Sandokan - disse il Portoghese abbassando la voce, - potrebbe adunque darsi che tu tornassi la Tigre?
- Sì, se lei lo vorrà; non capisci che oggi la Tigre è incatenata e che la mia volontà non dipende che da lei?

foto: in studio prove di stampa per edizione cartella Barone di Munchausen - zampette di Nora

14 marzo 2012

Che importava se il vento ruggiva

Che importava se il vento ruggiva, se il mare si gonfiava, se il prahos rollava e beccheggiava, se perdeva vele e alberi, quando lei era là, quando forse lo aspettava, quando si correva pericolo di non ritrovarla più mai?
Fosse stato pur sicuro di approdare a Labuan una seconda volta ferito o come naufrago, solo e con le giacche rosse alle calcagna a inseguirlo per la seconda volta attraverso le foreste, non gli sarebbe importato purché trovarsi a Labuan e giungere in tempo di rapirla prima della catastrofe.
Solo il Portoghese ebbe qualche timore sulla buona riuscita della spedizione. Egli l'espose a Sandokan.
- L'uragano si addensa, fratello mio. Sarai tu capace di sfidarlo impunemente? Il nostro prahos è un buon legno, non vi ha da dubitare, ma la via è ancora lunga e potrebbe darsi che dovessimo cambiare rotta. Non credi tu che sia cosa saggia poggiare su Mompracem fino a che la burrasca si sia un po' sfogata? Il caporale inglese ha detto fra quattro giorni, quindi il tempo mi pare più che sufficiente per lasciar passare il tifone che ordinariamente non dura molto.
- Non pensarlo nemmeno, Yanez - disse il pirata. - Non ho mai avuto paura di una tempesta e meno l'avrò oggi che si tratta di Marianna. Un ritardo, mi capisci, potrebbe diventarmi fatale e un sospetto potrebbe precipitare la catastrofe. Anzi io penso che questo mare infuriato ci sia di aiuto per passare inosservati la crociera.
- E sui pericoli di un naufragio, hai tu pensato? Annegata la Tigre, sarebbe la morte di lady Marianna.
Il pirata si mise a sogghignare.
- Il naufragio non lo temo, e la morte della Tigre non avverrà né oggi, né domani, né mai. Mi sento invulnerabile e sento pure che toccherò le coste di Labuan sano e salvo!
Il pirata aveva pronunciato queste parole con una sicurezza tale da credere quasi che fosse egli il padrone assoluto dei destini umani.

13 marzo 2012

nubi piccine

Dell'uragano che minacciava scoppiare seriamente, e che in quei mari sa infuriare e ben terribilmente, non se ne inquietavano di troppo. Abituati, sino dall'infanzia, a quei pericoli, che essi chiamavano di seconda classe, abituati a combatterli a bordo dei prahos, se ne ridevano. Tutto sarebbe terminato con qualche vela lacerata e dei buoni colpi di mare, un nulla infine che non avrebbe impedito di andarsene a Labuan e di approdarvi all'indomani al calar del sole.
Il vento accrebbe di velocità dopo il mezzodì quando si trovavano a una ventina di miglia da Mompracem, segno infallibile che la tempesta, che andava formandosi al sud, cominciava a predisporsi per iscoppiare o alla notte o all'indomani. Le nubi piccine e che potevano essere sfuggite a più di qualche occhio alla mattina, cominciarono con una mossa che avrebbe sembrato impercettibile a levarsi sull'orizzonte prendendo una tinta fosca e distendendosi su larga zona.
Chiunque, nel vederle, si sarebbe affrettato a virar di bordo e cacciarsi prudentemente in qualche sicura baia aspettando che tutto fosse passato, ma Sandokan quantunque si trovasse a sole venti miglia da Mompracem, ove sapeva di trovar un rifugio più che sicuro, non lo pensò nemmeno e meno ancora lo pensarono i suoi uomini che avevano cieca fiducia in lui. Lo aveva detto che né gli uomini né le tempeste di tutto il globo lo avrebbero arrestato ed era uomo da mantenere la parola.
Che importava se il vento ruggiva, se il mare si gonfiava, se il prahos rollava e beccheggiava, se perdeva vele e alberi, quando lei era là, quando forse lo aspettava, quando si correva pericolo di non ritrovarla più mai?

12 marzo 2012

certe nuvolette

Il cielo era sereno e il mare calmo come l'olio, però al sud apparivano certe nuvolette di una tinta particolare e di una forma strana, che non promettevano nulla di buono. Sandokan che oltre essere un cannocchiale vivente poteva chiamarsi un barometro vivente, fiutò qualche perturbamento atmosferico non troppo lontano. Tuttavia non se ne inquietò, prima conoscendo le buone qualità nautiche del suo legno che aveva lottato più volte coi più terribili cicloni, poi deciso di tutto sfidare purché approdare il più presto che fosse possibile a Labuan, dove i più forti motivi lo spingevano.
- Se alcuna forza umana fu mai capace di arrestarmi, meno ancora mi arresterà la tempesta - diss'egli al Portoghese. - Mi sento tanto forte nella passione da sfidare anche la natura.
- Credi che avremo tempesta? - chiese Yanez. 
- Sì, fratello mio, e una tempesta che se non m'inganno ci farà rollare terribilmente. 
- E non la temi? 
- Temerla! Come posso temerla, quando Marianna m'aspetta, quando Marianna corre un pericolo? Vedi, Yanez, sono ammalato, ma atrocemente ammalato e a segno, che se io avessi a perdere la cara giovanetta, mi suiciderei. Ho la gelosia che mi avvelena il sangue, mi sembra avere mille serpi che rodano il cuore, mi sembra avere un vulcano qua, in mezzo al petto e che mi faccia ribollire il sangue. Bisogna che la faccia mia, come tu vedi, perché io possa guarire e la farò. Non mi fanno paura né le loro navi, né le loro forze, solo ho paura dei tradimenti, ma mi sento tanto forte e le forze mi vanno così crescendo man mano che mi avvicino a Labuan e che la passione ingigantisce da sfidarli. 

11 marzo 2012

come una vera tigre.

L'ordine di mettersi in mare venne, di conseguenza, subito dato. I pirati, che da tanto tempo agognavano questa spedizione su Labuan per dissetarsi, e trarne tremenda vendetta, al comando della Tigre si precipitarono come un sol uomo verso i prahos, agitando furiosamente scimitarre e scuri.
- Vendetta! Sangue! Sangue! Abbiamo sete Tigre! moriamo dalla sete! - erano le sole grida che si udivano uscire da quella folla frenetica entusiasmata.
Sandokan dovette usare tutta la sua autorità per impedire che s'imbarcassero tutti; egli ne scelse venticinque dei più risoluti, e dei più forti, anime perdute, vere tigri che non avrebbero esitato un solo istante a gettarsi anche su di un reggimento intero.
Uno dei più grandi e dei più solidi prahos, coi madieri rivestiti di lamine di ferro, armato di quattro cannoni da dodici e zeppo d'armi, fu subito messo a disposizione dell'audace banda.
Un momento prima di partire, mentre che l'equipaggio stava imbarcando una mezza dozzina di spingarde di grosso calibro, Sandokan chiamò attorno a sé tutti i pirati della costa e mostrando loro il Malese Gira Batoë:
- Ecco un uomo che ha la fortuna di essere coraggioso come una vera tigre.

10 marzo 2012

lanciando i suoi pensieri al di là del mare





Egli ritornò alla sua capanna. Girò e rigirò a casaccio fra le trincee come cercasse qualche cosa e finì col sedersi sul ciglione della rupe coi piedi penzolanti, guardando all'oriente cercando scoprire il prahos del Portoghese e lanciando i suoi pensieri al di là del mare verso Labuan e meglio ancora alla villa. Rimase così fino a notte inoltrata, inebbriandosí dell'aria marina, pensieroso, ancora cupo, porgendo orecchio al muggito del mare che frangevasi furiosamente ai piedi della rupe e mirando quelle onde che pur bagnavano le coste dell'isola di Marianna, poi rientrò nella sua capanna dove i capi dei prahos lo aspettavano colle tazze colme in mano.

Passò una gran parte della notte gozzovigliando con loro, e andò a dormire a ora assai tarda, dopo di aver vagato a lungo sulla piattaforma della rupe, per calmare le arsure che lo divoravano.
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